Pensieri di una Stella

I nostri preconcetti

Capita a volte di avere dei preconcetti, si sta a contatto con le persone e si pensa di conoscerle. Se invece ci rapportiamo a loro in modo diverso, riusciamo a scoprire lati profondi e nascosti che non avremmo mai immaginato. Persone che a prima vista etichettiamo come antipatiche, in realtà custodiscono interiormente gioielli di infinità pregevolezza. Ogni persona che si avvicina a noi, può donarci qualcosa, basta solo mettere in moto la nostra consapevolezza e guardare chi ci sta vicino con occhi nuovi. Occhi capaci di guardare oltre la semplice esteriorità che è semplicemente la superficie, la parte migliore si trova sempre dentro, nascosta da milioni di strati di copertura, costruita a mo di barriera per scoraggiare i meno impavidi.

                                                    Mila

 

 

Mila vagava sulla spiaggia in cerca del suo perduto amore. Non poteva essersi allontanato così tanto, eppure lo aveva sempre tenuto stretto . Un agitazione insidiosa prese a pervadergli lentamente il cuore. Una sensazione di soffocamento le strinse la gola. Si fermò un attimo, aveva bisogno di respirare con calma. Il soffio del vento le portò all’orecchio il suono di una voce lontana. Si girò di scatto mentre una folle speranza le inondava l’anima. Il vento dispettoso le soffiò sui capelli, scompigliandoli e mandandoli in mille direzioni.  Un onda piena di una ricciuta schiuma, le spruzzò sul viso mille goccioline salate. Leccò quella che si era posata sul labbro e sentì che aveva lo stesso sapore di una lacrima….

Il suo pensiero corse ai giorni felici, quelli in cui sentiva che il cuore potesse esploderle in petto. La gioia nei suoi occhi era così evidente, al punto da far girare le persone che si imbattevano sulla sua strada. Tutti quelli che incrociavano il suo sguardo ne rimanevano affascinati. A volte le prendeva il desiderio improvviso di ballare,  volteggiava con la grazia di una farfalla che danza al profumo inebriante della primavera. 

Si staccò con fatica dalla roccia in cui si era appoggiata mentre una nuova ed insidiosa consapevolezza le pervase lo spirito, era inutile sognare, sperare di ritrovarlo ancora. Era tornata ogni mese nello stesso luogo, lo stesso giorno, alla stessa ora, nel posto dove si erano promessi di ritrovarsi. Lui l’aveva abbracciata forte, forte e le aveva bisbigliato all’orecchio che sarebbe tornato, poi si era staccato con fatica ed era corso via senza girarsi. Lei aveva stretto gli occhi per evitare di scoppiare a piangere, non aveva voluto guardare la sua figura che si allontanava da lei. Voleva conservare nei suoi ricordi solo il calore del suo abbraccio, lo avrebbe tenuto sempre vivo fino al suo ritorno. Ogni volta che si ritrovava a vagare nella solitudine più cupa, una piccola ferita intaccava il suo cuore mentre sussurrava al vento il suo nome, dapprima dolcemente, poi sempre più forte :

<< Liam, Liaaamm……>>

 Non aveva mai ricevuto risposta, solo lo stridio dei gabbiani che impietositi dalla figura sempre più gracile sospinta dal vento, le svolazzano intorno, nell’estremo tentativo di darle un po’ di sollievo. Ormai la conoscevano e le facevano compagnia nelle sue passeggiate solitarie. Aveva imparato ad amare quegli uccelli, e quando lei si fermava su uno scoglio per ghermire gli ultimi sprazzi di sole della giornata, le si posavano accanto ed accarezzavano le sue  mani col becco. Mila allargava le mani ,il loro tocco leggero, le alleggeriva un po’ l’animo martoriato dopo un ennesima giornata vuota, passata ad aspettare il suo mancato ritorno.

 Adesso il suo cuore sanguinava in modo inarrestabile, una ferita profonda lo aveva lacerato giorno per giorno, una parte vitale della sua stessa essenza le era stata strappata con crudele ferocia. I suoi giorni erano trascorsi in solitudine, il pensiero di Liam l’aveva accompagnata in ogni attimo di respiro. La sua vita era scivolata via inesorabilmente, si era consumata invano. Era tempo di andare.

Provava un leggero senso di vertigine e si sentì come svuotata. Il cielo diventava sempre più cupo, nuvoloni neri sospinti dal vento viaggiavano a folle velocità. Come se il mondo avesse centuplicato il suo giro e partecipasse attivamente alla sua partenza. Si guardò le mani, erano aperte, pronte ad afferrare ed a ghermire il fato crudele. Si avvicinò all’acqua divenuta gelida, il suo contatto la fece rabbrividire e minuscoli puntini azzurri cominciarono a spuntarle sulle gambe. Non si fermò. Avanti, sempre più avanti, un ultimo sguardo alla riva, un saluto silenzioso ai gabbiani che l’osservavano muti, e poi si tuffò decisa nell’abisso più profondo mentre le sue labbra sussurravano un Addio quasi impercettibile.

Nell’attimo stesso in cui si inabissò, un lampo illuminò di colpo la spiaggia ed una leggera pioggerellina cominciò a scendere dal cielo. Gocce umide e delicate come lacrime, caddero sempre più copiose e i gabbiani si dispersero in cerca di riparo.

 

i pensieri Proibiti dell'anima

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